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Rapporto ecomafie: il suicidio ambientale in nome del denaro

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di MARCO SPAGNUOLO

Martedì 4 luglio, il presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini, ha presentato a Bari il rapporto Ecomafie (ricerca patrocinata e condotta dalla stessa Legambiente). Da tale rapporto emerge un’immagine della Puglia tante volte sepolta come polvere sotto il tappeto e tante altre giustificata come “abitudine” o “norma”:  una Puglia che vive tra il sogno di un’emancipazione culturale, che passi attraverso la ricchezza ambientale ed enogastronomica, e vecchie, cattive abitudine che sottacciono una mentalità prettamente mafiosa. Una vera e propria classifica: Sicilia e Campania ai primi due posti, la Puglia al terzo con 2.339 illegalità ambientali (si raggiunge, così, ben il 9,2% del totale nazionale) scoperte; sugli arresti si rimonta, raggiungendo il primo posto con trentacinque misure cautelari.


La ricerca si concentra sui temi della cosiddetta agromafia, dello smaltimento dei rifiuti, del riciclo di sostanze pericolose, dell’abusivismo edilizio, del racket degli animali e degli incendi boschivi. In particolare, la Puglia si porta al secondo posto  nella classifica degli illeciti nell’area edilizia: 445 infrazioni accertate, 597 persone denunciate e ben 216 sequestri.

“Questi numeri vanno visti anche in positivo – spiega Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia – sono il frutto dell’ottimo lavoro portato avanti dalla magistratura che può contare da due anni sulla Legge 68, quella dedicata agli ecoreati”. E poi, “quest’anno il record per il costruito lungomare – dice Legambiente – spetta alla Puglia e alla Sicilia, con oltre settecento manufatti per chilometro quadrato. Nonostante ciò, nella nostra regione, gli interventi di abbattimento continuano ad essere pochi e sporadici, frutto della sola iniziativa delle Procure”.

Inoltre, nel rapporto Ecomafie non sono presenti solo le tipologie di reati legati all’ambiente e le corrispettive ricerche, ma anche la corruzione insita nei diversi livelli dell’amministrazione proprio sui reati contro il territorio. Così, negli ultimi sette anni, in Puglia ci sono state 23 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 106 arresti, 254 denunce e 35 sequestri effettuati.

Sullo smaltimento dei rifiuti, si sono registrati sia un alto livello di evasione dell’ecotassa sia un alto livello di indagine su questo. Tarantini commenta così: “Nel 2016 la Gdf ha sequestrato oltre quindicimila tonnellate di rifiuti industriali, tredici discariche abusive e constatato una evasione dell’ecotassa per circa 9,5 milioni di euro”.

Un quadro esasperante emerge dal rapporto Ecomafie sul 2017, se messo in relazione alla volontà – che perdura, ormai, da più di mezzo secolo – di emancipazione culturale, economica e sociale dei giovani del sud a Sud, e non altrove. Tra i tanti in difficoltà, ci sono molti (sempre di più) che stanno decidendo di restare, ma sentire i risultati sul rapporto tra mafia e territorio raccolti da Legambiente è doloroso.