Il SudEst

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Tragedia al Tour

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di DANILO GIANFRATE

13 luglio 1967, muore Tom Simpson

 

 

Le scene scorrono davanti agli occhi come fonogrammi di una foto in bianco e nero, graffiata dall’usura del tempo: Tom Simpson, il ciclista inglese Campione del mondo arranca nella  tappa del Tour de France, sulle rampe del Monte Ventoux.

E’ una torrida giornata di luglio, quella del 13 del lontano 1967, di quelle che mozzano il respiro, annebbiano la mente. Simpson spinge sui pedali, in un gruppetto di cui fa parte anche Gimondi, all’inseguimento di Poulidor e Jimenez in fuga. La sua bicicletta d’un tratto comincia a zigzagare come un ubriaco che barcolla; poi si rovescia da un lato, sul ciglio della strada, svuotando il corridore sull’asfalto, arso dal sole.

Le riprese televisive indugiano sul corpo inerte del campione britannico, soccorso dalla macchina della sua squadra; uno spettatore gli pratica la respirazione bocca a bocca nel tentativo di rianimarlo. Sopraggiunge anche un’ambulanza ma a nulla servono la maschera di ossigeno e l’iniezione cardiotonica che gli viene praticata. Quando l’elicottero lo trasporta all’Ospedale di Avignone, vi giunge in stato di morte apparente.

La vita di Tom Simpson finisce lì, a tre chilometri dalla cima della montagna di Provenza, in un giorno maledetto bruciato dal caldo infernale.

L’autopsia accerterà in seguito che Simpson era imbottito di anfetamine e aveva ingurgitato una buona dose di cognac. Lasciava la moglie e due figlie.