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Blocco dei porti italiani per i profughi, ovvero il neofascismo italiano

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di LAVINIA ORLANDO

Il delirio razzista in cui il nostro Paese sta inesorabilmente sprofondando, in particolare in questi ultimi giorni, va sempre più in crescendo,

 

 

colpendo indistintamente anche chi era riuscito a mantenere un atteggiamento umano.

Al grido di “sono in troppi”, “stiamo subendo una vera e propria invasione”, “tra qualche mese saremo tutti neri” e “stiamo accogliendo i terroristi”, anche un governo che, almeno su questo problematica, aveva mantenuto un atteggiamento civile, inizia a franare.

Non è ancora chiaro quale sia lo scopo della dichiarazione proveniente dall'esecutivo Gentiloni, che minaccia il blocco degli ingressi nei porti italiani per le navi (cariche di migranti) che non battano bandiera tricolore o che non afferiscano a missioni internazionali. Delle due l'una: o l'esecutivo italiano ha inteso alzare la posta al fine di ottenere dall'Europa maggiore ausilio nella gestione degli ingressi o, in alternativa, intende davvero vietare l'attracco in territorio italiano in primis delle imbarcazioni delle Organizzazioni Non Governative (ONG). In ogni caso, qualunque sia la verità, non è difficile immaginare che tali esternazioni perseguano altresì la volontà di scimmiottare tutte quelle forze politiche che fanno della lotta contro i migranti il loro primo obiettivo, a partire dalla Lega per giungere al Movimento Cinque Stelle. E, visto che il tema pare essere molto allettante sotto il profilo elettorale, condizionando fortemente le scelte degli elettori, risulta davvero inverosimile la circostanza che il partito di governo non dimostri la volontà di evitare la c.d. invasione.

In ogni caso ed al di là dell'esegesi, giova precisare come l'esternazione italica non abbia per nulla sortito gli effetti voluti: a parte i tanti sterili elogi, nessuno degli Stati europei sembra avere la volontà di dare una mano al nostro Paese. Si pensi, ad esempio, al da poco eletto Presidente francese, Emmanuel Macron, il quale ha precisato di voler aiutare il nostro Paese, attuando la redistribuzione dei migranti solo se richiedenti asilo, ma, dato che l'80% degli arrivi italiani sono generati da ragioni economiche, la Francia si farebbe carico di un numero veramente esiguo di profughi (come se la fame non fosse una valida ragione per accogliere un essere vivente, soprattutto se si discute intorno alle origini della fame, frutto di secoli di dominazione e sfruttamento selvaggio del territorio africano).

I migranti, dunque, indipendentemente dal fatto che si tratti di gente che scappa per guerre, persecuzioni o fame, continuano nel tentativo di giungere sulle nostre coste. Non va infatti mai dimenticato che si tratta di una sfida sulla cui buona riuscita non esiste certezza alcuna. In oltre 2200 nel solo 2017 hanno perso la vita in mare e, considerando che siamo appena a metà anno, non osiamo immaginare quante altre persone non ce la faranno, senza contare tutti coloro che trovano la morte nella lunga traversata che va dall'Africa subsahariana alla costa mediterranea africana.

Ma è chiaro che, a parte i rari momenti in cui l'umana pietas riesce a prendere il sopravvento sul cinismo e sulla paura, a ben pochi interessa la sorte di queste persone: si pensi che, laddove le frasi chiave paiono essere “l'Italia agli Italiani” e “prima gli italiani di tutti”, l'unico che riesce a spendere qualche buona parola a favore dell'accoglienza senza perdere consensi è il solo Papa Francesco. Del resto, chiunque sia o ambisca a divenire un politico farebbe bene, al fine di non essere subissato di insulti della peggior specie, a tacere sull'argomento o, meglio, ad urlare alla chiusura delle frontiere marittime, anche alle stesse navi italiani.

Tanto precisato e dando per assodato che la sortita dell'esecutivo Gentiloni sia a metà strada tra la minaccia ed il totale appiattimento sugli slogan leghisti, non vogliamo minimamente immaginare che l'Italia possa intraprendere la strada della chiusura delle nostre frontiere marittime, pena la morte di un numero ancora maggiore di bambini, donne ed uomini, come bene denunciato da Emergency.

Ed, allora, cosa fare? Indipendentemente dalla presa in carico da parte degli altri Stati europei di quote degli individui che arrivano in Italia, urge agire sulle cause: occorrerebbe innanzitutto eliminare le ragioni che generano i flussi migratori, arrestando le decine di migliaia di differenti forme di sfruttamento della terra Africana da parte delle multinazionali occidentali (dal petrolio ai diamanti, passando per tutto il resto) e vietando la vendita di armi, sempre occidentali, in Africa; con riferimento alla situazione contingente, essendo al momento (e stando alle dichiarazioni di Macron, del resto condivise da un po' tutti i Capi di Stato) del tutto vano attendere un ausilio europeo in termini di redistribuzione, si dovrebbe provvedere ad effettuare una suddivisione più equa all'interno dello Stato italiano: è del tutto inammissibile che ci siano pochi Comuni con un elevato numero di migranti e molti con zero ospiti. Se è vero che la soglia ideale di accoglienza dovrebbe aggirarsi intorno ai 2,5 profughi ogni mille abitanti, una minoranza di Comuni ne accoglie in numero nettamente maggiore e tutti gli altri dormono, con ciò generando pericolose realtà simili a ghetti con tutte le conseguenze in termini di difficoltà di integrazione a ciò connesse. Per non parlare di una problematica che andrebbe risolta con pronta urgenza: la gestione dell'emergenza (che poi diviene ordinarietà) da parte delle cooperative vincitrici dei tanti appalti dedicati all'accoglienza. Ci riferiamo a realtà che ricevono molti soldi pubblici (intorno ai 35 euro al giorno a migrante) e che, in molti casi, gestiscono i centri in maniera estremamente approssimativa, facendo dell'accoglienza un vero e proprio business, purtroppo condotto sulla pelle di individui, i quali, lungi dall'essere integrati, si trasformano in semplici numeri per cui non esiste né assistenza sanitaria (alcuni medicinali, si sa, sono molto costosi), con i connessi rischi di trasmissione delle stesse, né ulteriori servizi pure indicati come essenziali dalle medesime Prefetture che emettono gli avvisi pubblici.

La verità è che tutti gli attori di tale macchina complessa avrebbero meno da ridire e molto di più da fare se solo si guardassero allo specchio ogni mattina e ringraziassero per essere nati sul lato fortunato del mare.