Il SudEst

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Nel paese dove nessuno tutela i più fragili

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di MICHELE PETTINATO

La rabbia, la vana attesa di un diritto e la vita che sembra volare via come un soffio.

 

La storia di Concetta Iolanda Candido che a Torino ha scelto di darsi fuoco dinanzi all’ennesimo ritardo nella concessione della domanda di disoccupazione, dimostra tutta la realtà e crudezza di un paese allo sbando.

Da una parte, la società dei privilegi, fatta di concorsi truccati, amministrazioni pubbliche sempre più corrotte, di giovani spesso divenuti “vecchi” per un modo di ragionare sempre più incline al raggiungimento dell’interesse personale.

Dall’altra parte, c’è il paese reale. Quello di Concetta Iolanda Candido. Un popolo che lotta ogni giorno per sopravvivere, per pagare il mutuo, mantenere i figli agli studi, sognare una vita normale. Un popolo che rispetta le regole, che spesso non ce la fa con le spese mensili ma che si aggrappa comunque a quel senso di dignità di chi vuole conquistarsi la vita attraverso il lavoro e senza raccomandazioni.

E la politica, cosa fa? In questo generale e confuso clima di smarrimento, venuta meno la dimensione valoriale, il senso dell’impegno politico è sempre più proteso verso quella dimensione carrieristica e personale che non rappresenta più nessuno e non tutela i diritti.

Proprio quel diritto al lavoro, scritto nella carta costituzionale ma privato di quelle tutele ignobilmente cancellate da Renzi, è sempre più negato a questo paese reale fatto di giovani, donne, uomini di mezza età e anziani. Nella società italiana odierna, se non hai un santo in paradiso oppure semplicemente qualche onorevole o, come si direbbe, qualche “aggancio buono” non vai da nessuna parte.

Figurarsi se poi ti rechi in qualche ufficio per chiedere il motivo dei ritardi dell’arrivo dell’indennità di disoccupazione, come successo a Concetta Iolanda Candido. Viviamo una quotidianità di diritti negati, con la sensazione di solitudine sempre più forte dinanzi alle prevaricazioni.

Sappia meditare profondamente la politica italiana su queste vicende, soprattutto coloro che hanno svenduto quei valori di solidarismo sociale e che oggi scimmiottano il loro essere “democratici”. E quei pochi che credono ancora in una società in grado di difendere i più deboli, battano un colpo, alzino la voce in difesa dei più fragili. E se occorre, sappiano tornare a lottare per ridare dignità a chi è stato lasciato da solo.