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Governo: in soccorso delle banche

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di NICO CATALANO

 

I cittadini, commossi, ringraziano


 

Domenica sera il consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge contenente le disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa della Banca popolare di Vicenza e di Banca Veneta;

l’intervento da parte del governo Gentiloni si era reso necessario in seguito allo stato di dissesto dichiarato venerdì per le due banche da parte della Banca Centrale Europea, ultimo atto di una crisi causata dalle pessime gestioni passate favorite dalla sempre più pilatesca politica italiana che anziché indurre i due istituti bancari nel procedere ad avviare una ricapitalizzazione precauzionale per tempo, ha invece temporeggiato senza mai prendere una risolutiva decisione per salvare le stesse banche e quindi sia i soldi dei risparmiatori così come i posti di lavoro del personale impiegato.

Il provvedimento governativo era stato preceduto dal via libera all’operazione da parte del consiglio di amministrazione di Banca  Intesa San Paolo, l’istituto bancario che acquisterà la parte sana delle banche venete ad un costo meramente simbolico.

Alto invece è il prezzo che verrà pagato dai contribuenti italiani sia per il passaggio vero e proprio così come per lo smaltimento degli asset dei due istituti, ossia le cosiddette “bad bank” che Banca Intesa non vuole acquisire perché ritenute da essa indigeste, infatti la soluzione trovata dal ministro Piercarlo Padoan prevede un esborso totale di quasi 17 miliardi di euro, precisamente  5,2 miliardi di euro saranno le risorse che  lo Stato metterà a disposizione di Banca Intesa  in termini di anticipo di cassa,  denaro necessario per mantenere la capitalizzazione e ottenere il rafforzamento patrimoniale della stessa Banca a fronte dell’acquisizione delle due banche venete, sicuramente un grosso favore elargito al gruppo Intesa, peraltro oggi ritenuta una delle banche più solide d’Italia ed Europa, che verrà così “risarcita dalle future perdite” causate per avere acquisito due banche alla cifra di un euro; inoltre sono previsti altri 12 miliardi di euro, sotto forma di garanzie emesse sempre dallo stato Italiano per coprire i crediti delle due banche verso gli investitori e i risparmiatori, crediti che grazie al decreto di domenica sera verranno riscossi dai detentori con un certo posticipo, secondo fonti ministeriali queste ultime risorse non tutte saranno spese, molto in tal senso dipenderà sia dal costo effettivo dell’operazione così come dell’integrazione che avverrà prossimamente tra Banca Intesa e i due istituti Veneti, questo denaro pubblico speso nel salvataggio delle banche sarà automaticamente conteggiato come debito pubblico, infatti si stima che se saranno spesi tutti i 17 miliardi, l’aumento del debito pubblico sarà pari addirittura ad un intero punto del prodotto Interno Lordo.

Il governo Gentiloni ha preferito risolvere la situazione non attraverso la legge italiana ma applicando la direttiva Europea BRRD, che introduce il cosiddetto bail-in  cioè il salvataggio delle banche usando prima di tutto i soldi di investitori e risparmiatori, dicendo in soldoni a chi aveva acquistato obbligazioni che sarà rimborsato tra mesi e non alla scadenza naturale, ripetendo in parte quanto avvenne già nell’autunno del 2015 quando fu applicato un parziale bail-in in seguito alla crisi di quattro banche popolari facendo pagare il salvataggio a coloro che in quelle banche  avevano investito.

Questo decreto rappresenta un atto vergognoso per uno Stato di diritto, infatti in un Paese civile se qualcuno presta dei soldi ha il diritto di vederseli restituire alla scadenza stabilita senza decreti o leggi che posticipano o  annullano la stessa restituzione, inoltre questo decreto è la dimostrazione che quando è una banca debitrice verso i cittadini allora si parla di riscadenzare, posticipare o addirittura annullare il debito per intervento del governo a differenza della situazione contraria, quando sono le famiglie o le imprese debitrici che devono rispettare invece tempi e scadenze verso le banche senza l’intervento di nessuna legge a loro favore e questo nel sistema bancario Italiano che presenta quella pericolosa non separazione tra banche di investimento e banche di risparmio che di fatto espone continuamente alle azioni speculative sia i prestiti che i risparmi dei  cittadini.

Anziché mettere in atto una legge dei due pesi e delle due misure,  il governo poteva fare di più e certamente di meglio,  approfittando del fatto che la stessa  BCE aveva comunicato che non considerava le due banche abbastanza grandi da essere “sistemiche” e cioè da generare conseguenze significative in caso di fallimento sull’intero sistema bancario del nostro Paese si poteva effettuare una forzatura in sede di Unione Europea ed entrare con capitale e controllo pubblico nei due istituti bancari prevedendo un rientro futuro del denaro dello Stato.

Un  governo serio dovrebbe avere di avere il coraggio  di schierarsi anche dalla parte dei più deboli e non sempre da quella dei più forti, smettendo di fare costanti e ripetuti regali al sistema delle banche e della grande finanza e magari attraverso decreti approvati la domenica sera cominciare ad applicare i concetti di quella giustizia sociale purtroppo  smarrita, trovando i soldi ed il tempo per intervenire anche sulle tante priorità di questo Paese.