Il SudEst

Wednesday
Jun 20th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Archivio articoli

Sull’approvazione del Ceta, l’eterna farsa di Bersani e soci

Email Stampa PDF

di NICO CATALANO

Martedì scorso la Commissione Affari Esteri del Senato ha bocciato  la proposta di sospensiva del CETA

il famigerato trattato commerciale ed economico tra UE e Canada,  la richiesta di sospensiva che aveva lo scopo di fermare l’iter parlamentare del trattato, prassi obbligatoria dopo l’approvazione agli inizi di giugno di un decreto ad hoc da parte dal governo Gentiloni, era giunta in commissione dal comitato stop CETA Italia a cui aderiscono  semplici cittadini,  movimenti, sindacati, diverse associazioni ecologiste e agricole tra le quali CGIL, Acli terra, Fair Watch Fair Watch, Coldiretti, Legambiente, Aiab, Green Peace, Slow food CGIL, Acli Terra, Legambiente, Slow Food, Green Peace, Fair Watch, Movimento ConsumatoriCGIL, Acli Terra, Legambiente, Slow Food, Green Peace, Fair Watch, Movimento Consumatorie tante altre.

 

La proposta di sospensiva che da calendario doveva essere discussa in commissione giovedì 22 Giugno, era stata rinviata a martedì  proprio in conseguenza alla mobilitazione indetta dal comitato, concretizzata in quei giorni nella campagna “adotta un senatore” tramite un’azione di mail bombing agli indirizzi di posta elettronica dei senatori della Repubblica.

Nonostante la presenza imponente dei cittadini, delle associazioni agricole e di promozione sociale in un presidio convocato dal comitato in soli tre giorni in piazza del Pantheon a Roma appunto in occasione del voto sul CETA,  martedì la commissione Affari esteri del Senato ha “pensato bene” di non ascoltare i cittadini e dare via libera al trattato da più parti considerato dannoso per i nostri prodotti agricoli nonché pericoloso per l’ambiente e la salute dei consumatori.

Infatti in commissione le maggioranze hanno battuto il Movimento 5 stelle,  Sinistra Italiana e la Lega per 15 voti a 6 permettendo così al funesto trattato transcontinentale di proseguire nel suo iter parlamentare grazie al voto favorevole dei senatori del partito democratico, di forza Italia e centristi vari, ma quello che colpisce di più è la condotta poco chiara di MDP Articolo 1  i cui rappresentanti sono risultati di nuovo assenti nelle sedi istituzionali in occasione del voto di un argomento importante.

Esattamente come era già accaduto qualche settimana fa durante la discussione parlamentare sull’introduzione dei nuovi voucher il partito di Bersani e Speranza ha assunto lo stesso comportamento, cioè quello di non presentarsi, stavolta rifugiandosi dietro gli impegni precedentemente presi dai due senatori componenti la commissione Affari esteri in viaggio istituzionale fuori dall’Italia, nonostante la possibilità di sostituzione prevista dai regolamenti di commissione  MDP articolo 1 ha preferito  non prendere parte al voto e quindi di non assumersi la responsabilità di dire no a questo atto-vergogna.

Un modo di agire reiterato, indisponente, una latitanza grottesca, quasi ridicola, sarebbe utile chiedere a Bersani e c. cosa serve rompere con Renzi sino a lasciare il Pd, fondare un altro partito se poi non si ha il coraggio di votare contro accordi ultraliberisti come il CETA che rappresentano l’architrave del Renzismo ? Forse a riposizionarsi meglio per raccogliere il dissenso degli elettori di sinistra in fuga perché nauseati dal mutamento genetico avvenuto nello stesso Pd  per poi riportarlo alla casa madre ovvero verso quel governo che a parole si dice di avversare ma poi invece si appoggia nei fatti così continuando con le stesse deleterie prassi politiche praticate per 20 anni?

Poco importa a questa gente se nei porti pugliesi già arrivano decine di navi cariche di tonnellate di grano canadese con gravi  problemi sanitari che deprimono il prezzo nazionale del frumento e mettono in ginocchio centinaia di aziende agricole di quella porzione del sud un tempo considerata il granaio d’Italia, così come poco interessa se in Canada il partner di quel trattato osceno sono perfettamente legali 99 principi attivi chimici, tra i quali glifosate e paraquat, che il nostro Paese ha messo fuorilegge vent’anni fa dopo le diffuse morti bianche verificatesi negli anni 90’ tra i braccianti  o  ancora  che la Tuft University statunitense ha stimato che oltre 30mila posti di lavoro sono a rischio con l’entrata in vigore del CETA.

Mentre il voto congiunto di martedì in commissione da parte di Renziani e Berlusconiani è l’ulteriore conferma che in Italia da anni è presente un partito neoliberista trasversale che porta avanti le medesime politiche in modo arrogante e presuntuoso tanto da rifiutare qualsiasi proposta per approfondire e rivedere l’accordo CETA come le prassi democratiche suggerirebbero.

Qualcun altro invece, incurante di tutto ciò anziché assumere una posizione netta e in radicale discontinuità con tutto questo, continua nella sua guerra di posizionamento, in un susseguirsi di tattiche sterili e di mancanza di chiarezza, nella rincorsa futile verso la ricerca e riproposizione di  modelli passati ormai lontani dalla realtà e rifiutati dalla gente: primarie, ulivo e centro sinistra;

se è vero che  la storia si presenta due volte, prima come tragedia e dopo come farsa, basterebbe umilmente incontrare e ascoltare la gente comune con i suoi problemi per elaborare una strategia trasparente e per prendere finalmente la decisione utile ad avere il coraggio di fare delle scelte di campo.