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Larghe intese per salvare piccoli gruppi di potere

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di LAVINIA ORLANDO

Nei giorni passati è andata in scena una nuova prova di quelle larghe intese già abbondantemente sperimentate durante gli anni passati.


Se i c.d. governi tecnici hanno dato vita ad alleanze pro tempore volte essenzialmente ad eseguire i diktat europei, in alcuni (molti) casi i raggruppamenti trasversali hanno generato dei “mostri etici” di notevole rilievo, soprattutto se rapportati a questioni similari trattate, nel remoto passato, in maniera del tutto differente.

Ecco dunque che la vicenda Consip torna a farsi strada. La questione vede per protagonista l'amministratore delegato della società che agisce in qualità di centrale di committenza nazionale, al servizio esclusivo della Pubblica Amministrazione, Luigi Marroni, in veste di testimone in un'inchiesta avente ad oggetto una maxi gara d'appalto su fornitura di servizi per gli uffici della Pubblica Amministrazione per un valore complessivo di quasi tre milioni di euro. Com'è ovvio, non si discorre di nulla di nuovo sotto il cielo italiano, trattandosi, nello specifico, di un imprenditore accusato di aver pagato tangenti ad un dirigente Consip. In questa vicenda risultano coinvolti tanto il Ministro dello Sport, nonché – e soprattutto – braccio destro di Matteo Renzi, Luca Lotti, accusato di aver parlato dell'inchiesta ai dirigenti Consip, quanto il padre del Segretario del Partito Democratico, Tiziano Renzi, indagato per aver favorito un imprenditore nell'ottenere appalti, per non parlare di Tulio del Sette, Comandante dei Carabinieri, anch'egli indagato, come Lotti, per rivelazione di segreto d'ufficio.

Ritornando al Marroni, la sua posizione nell'inchiesta è quella di teste, avendo dichiarato ai magistrati di essere stato avvisato delle indagini in corso dal Lotti e di aver ricevuto pressioni in favore di talune società.

In un Paese ordinario, la posizione degli indagati, indipendentemente dalla circostanza che si tratti del padre di un ex Primo Ministro, ora nuovamente Segretario del partito di maggioranza relativa, di uno dei soggetti più vicini allo stesso ex Premier e del Comandante di un Corpo dello Stato, sarebbe di certo più grave, penalmente e politicamente, rispetto a quella di un semplice teste. Anzi, considerando che l'inchiesta ha ad oggetto fughe di notizie e pressioni con riguardo ad appalti truccati, tangenti e cimici, la vicinanza a Renzi dei primi due soggetti indagati ed il ruolo di rilievo ricoperto dal terzo avrebbero dovuto aggravare, almeno politicamente, la posizione degli stessi, con particolare riferimento alle cautele da porre in essere.

Sfortunatamente, ogni occasione è buona per dimostrare a tutto il mondo che l'Italia è il Paese dei capovolgimenti, lo Stato dove il diritto è sbagliato e ciò che pare lapalissianamente errato diventa legge.

Non si può spiegare diversamente il fatto che, nonostante i tanti indagati di un certo peso, ad iniziare da un Ministro della Repubblica, l'unico ad essere defenestrato sia l'unico a non essere sottoposto ad indagini, ossia il quasi ex amministratore delegato Consip, Luigi Marroni.

Tanto è avvenuto in seguito all'approvazione da parte del Senato di una mozione proposta dalla maggioranza Pd, volta ad impegnare il governo al rinnovo, in tempi celeri, dei vertici Consip, il che significa, in termini spiccioli, la cacciata del Marroni (il quale ha fatto sapere, dopo tale decisione, che abbandonerà la dirigenza Consip a fine giugno).

Ma ciò che lascia ancora più interdetti è la motivazione addotta dai senatori votanti: nessuno afferma che Marroni abbia inventato tutto, né che ce l'abbia con amici e parenti di Renzi (del resto, un'affermazione di tale sorta non avrebbe potuto essere pronunciata, poiché l'a.d. non è stato denunciato per calunnia, né risulta sotto processo per un reato di tale sorta). La ragione per cui Marroni è stato defenestrato – ed a  questo punto occorre davvero tenersi forti – è la seguente: il fatto che sia coinvolto in un caso così scottante gli impedisce di continuare a svolgere il suo ruolo, poiché turberebbe l'immagine di legalità della Consip medesima.

Non bastasse ciò, si consideri un altro punto fondamentale: sono proprio coloro che richiamano alla presunzione  di innocenza fino all'ultimo grado di giudizio e che non hanno, coerentemente, avuto nulla da ridire sul fatto che il Ministro Lotti restasse lì dove si trovi ad aver inspiegabilmente votato a favore della defenestrazione dell'unico intonso.

La chiosa di tutto tale ragionamento è l'ormai scontato voto bipartisan, che ha visto uniti, in favore di un ennesimo mostro deliberativo, i Democratici, Forza Italia, Ala (di Denis Verdini) e la nuova Federazione della Libertà (capitanata da Gaetano Quagliarello).

Che l'a.d. sia stato rimosso per aver dichiarato ai magistrati circostanze che hanno messo in cattiva luce soggetti molto vicini all'ex Premier è un dubbio legittimo. Che tale decisione sia stata presa per il mezzo di un accordo con i partiti che, da sempre, hanno considerato la magistratura libera come una scheggia impazzita di uno Stato non di diritto (inutile ricordare gli exploit posti in essere dai governi berlusconiani) non fa altro che rendere tale dubbio una quasi certezza. Che tale mix porti a vergognarsi di chi attualmente governa il nostro Paese è una considerazione politica di cui ci facciamo sempre più convinti.