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Giù le mani dal diritto di sciopero!

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di NICO CATALANO

Fioccano ancora le polemiche dopo le dichiarazioni rilasciate dal segretario del partito democratico Matteo Renzi in merito allo sciopero indetto dalle piccole sigle sindacali venerdì 16 Giugno scorso, l’agitazione del settore dei trasporti esteso anche ai lavoratori di Alitalia che ha di fatto paralizzato il nostro Paese in un caldo week end di inizio estate.

 


 

Lo stato di agitazione su tutto il territorio nazionale era stato proclamato dall’insieme dei sindacati autonomi, che secondo una nota pubblicata dai Cobas Lavoro Privato “ ha rappresentato un passo importante, in quanto è riuscito a mettere in comunicazione e dare un’unica voce alle vertenze di ogni comparto” inoltre sempre secondo dichiarazioni dei sindacati di base “l’alta adesione allo sciopero che in alcune città è stata elevatissima è la dimostrazione che i lavoratori hanno apprezzato e capito l’importanza di questa giornata”  una protesta quindi in difesa del diritto di sciopero e contro le privatizzazioni del settore.

Contrarietà a queste affermazioni sono arrivate dall’ex premier Matteo Renzi, il quale durante la consueta diretta mattutina di venerdì scorso sul suo sito facebook  ha dichiarato “questo sciopero è uno scandalo, guarda caso fatto sempre di venerdì, sicuramente una pratica da regolamentare attraverso un apposito regolamento per evitare che le piccole sigle mettano in ginocchio la Nazione” un discorso ripreso da tutte le agenzie stampa, in cui lo stesso Renzi ha  prima detto “il diritto allo sciopero è sacrosanto e va difeso”   poi dopo facendo autocritica per non aver messo mano alla legge per limitare le agitazioni dei lavoratori durante il governo dei mille giorni in cui lui è stato presidente del consiglio, rammaricandosi del fatto di non avere quindi come Paese un regolamento che “disciplini il diritto di sciopero” infine a chiuso chiosando “ lo sciopero di oggi non è inutile, è solo dannoso”.

Alle parole di Renzi hanno fatto seguito  le dichiarazioni del Garante nazionale per gli scioperi, il dott. Giuseppe Santoro Passarelli “ad oggi noi, come Autorità di garanzia, possiamo solo fare segnalazioni, ma poi è necessario l’intervento del legislatore, perché l’ultima modifica è stata quella del 2000 e oggi siamo nel 2017 e quindi la legge avrebbe bisogno di un restyling” mentre di tenore opposto sono le parole in risposta al segretario del partito democratico da parte sia di Sinistra Italiana così come del Movimento cinque stelle che hanno evidenziato come lo sciopero di venerdì scorso sia stata la conseguenza delle sciagurate politiche d’impoverimento di tutti trasporti pubblici che proprio il suo Governo ha messo in atto, con una serie di privatizzazioni a scapito solo della tutela dei diritti.

Sicuramente lo sciopero ha causato particolari disagi in tutto il Paese,  a Roma per i cittadini  a causa  della chiusura delle linee della metropolitana  così come ha portato il caos a Venezia con Piazzale Roma invaso dalle auto dei pendolari costretti per ragioni di lavoro a raggiungere con questo mezzo il centro storico, disagi contenuti invece ci sono stati a Torino, Napoli, Palermo e Bari, inoltre qualche difficoltà per i viaggiatori  si è registrata con Alitalia che ha dovuto cancellare quasi 170 voli previsti per il 16 giugno più altri 11 il giorno successivo e questa non è certo una nota positiva ma è altrettanto giusto sottolineare che lo sciopero è un diritto che non può essere soggetto a limitazioni o censure da parte della politica specie quando secondo le solite stucchevoli bugie ultraliberiste si vogliono ridurre i diritti dei lavoratori per aprire al mercato.

Matteo Renzi anziché continuare nella politica degli slogan dovrebbe cominciare ad ascoltare il Paese reale e prendere atto della situazione pessima in cui versano i trasporti pubblici in questo Paese, specie quelli locali dove proprio le ripetute privatizzazioni hanno ridotto i diritti di lavoratori e pendolari alle prese con quotidiani disservizi, ritardi e insicurezze che spesso sfociano in incidenti mortali e magari impegnarsi in un serio grande progetto di investimenti pubblici al fine di riprogrammare e migliorare la qualità dei trasporti pubblici nazionali e locali mettendo al centro i diritti dei lavoratori e viaggiatori perché  questo Paese di chi  vorrebbe attraverso futile propaganda “fare partire ed arrivare i treni in orario”  francamente non ne ha più bisogno.