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Scontro tra due treni del Sud Est in Puglia

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di NICO CATALANO

Cronaca di disastri ferroviari annunciati

 

 

E’ passato quasi un anno dal quel tragico martedì 12 luglio 2016 in cui due treni delle ferrovie del nord barese si scontrarono frontalmente tra Andria e Corato, quel giorno tra gli ulivi della campagna pugliese si contarono 23 morti e oltre 50 feriti, tutte vittime innocenti dell’indecenza e incuria in cui versano i trasporti pubblici locali nel nostro Paese.

Un anno è andato via inutilmente, tra le chiacchiere della politica, il solito gioco istituzionale tutto italiano del rimpallarsi a vicenda le responsabilità e il susseguirsi delle tante promesse puntualmente non mantenute.

Ancora un martedì, di nuovo in Puglia, un altro scontro, stavolta due treni delle ferrovie del sud est si sono schiantati frontalmente in Salento tra Galugnano e San Donato, nella tratta ferroviaria Lecce-Zollino provocando ventisette contusi tra i pendolari.

Secondo la Procura di Lecce che coordina l’inchiesta per disastro ferroviario colposo e le indagini condotte dalla polizia di stato, una delle ipotesi più concrete è quella che il convoglio n.544 proveniente da Gulugnano avrebbe subito un guasto ai freni, impedendogli di fermarsi al segnale rosso così come imposto dalla tabella di marcia, non dando così la precedenza al  treno n.549  proveniente da Lecce e diretto a Zollino quindi causando il disastroso impatto.

Fortuna ha voluto che martedì pomeriggio i due treni si sono scontrati su un tratto a binario unico, in cui la visuale è piuttosto ampia e ad una velocità di circa 25 chilometri orari, questo per l’obbligo imposto dal governo ai trasporti locali su rotaia, proprio dopo il disastro di Andria di adottare una velocità di marcia non superiore ai 50 chilometri orari, velocità che ha permesso alle vetture di rimanere in bilico sui binari, senza capovolgersi, inclinarsi o deragliare, così da limitare i danni per i circa 80 passeggeri che viaggiavano a bordo dei due convogli, che hanno riportato per lo più solo contusioni, piccole fratture e tagli, a differenza di quanto è accaduto l’anno scorso ad Andria.La società ferrovie del sud est che in Puglia gestisce tutte le linee a sud di Bari, di recente è stata acquisita dalle Ferrovie dello Stato,  rappresenta lo stato vergognoso in cui versa il servizio di trasporto pubblico in tutta Italia; infatti qualche ora prima che due treni si scontrassero in Salento, il tribunale di Bari aveva salvato la medesima società dal tracollo finanziario ammettendola al concordato preventivo, decisione questa da parte del tribunale che tuttavia non può cancellare una vicenda fatta di sprechi mostruosi, incapacità, inadempienze e spese folli che hanno portato negli anni ad accumulare oltre 200 milioni di debiti verso 400 soggetti diversi, tutti numeri presenti nella relazione presentata nel marzo scorso al Ministero per le infrastrutture dal commissario chiamato a gestire la società, dopo l’allontanamento dei vecchi amministratori.

E così mentre le ferrovie dello Stato, ossia i nuovi proprietari, dopo l’ennesimo l’incidente hanno assicurato che sono in corso cospicui investimenti per l’adeguamento tecnologico di tutta la  rete,  rimane un “mistero”  il perché le Ferrovie del Sud Est negli anni hanno utilizzato soltanto in minima parte quei 36 milioni di euro assegnati dalla Regione Puglia nell’ambito della programmazione 2007-2013 dei Fesr (Fondi europei di sviluppo regionale) proprio per ammodernare e mettere in sicurezza la rete ferroviaria, denaro invece probabilmente utilizzato in modo sbagliato per fare fronte agli innumerevoli servizi fotocopia esternalizzati eseguiti con affidamento diretto e affidati con innumerevoli proroghe, per l’acquisto di locomotori mai utilizzati comprati da Paesi dell’est Europa,  per la realizzazione di barriere antirumore già diventate un rudere ben visibile lungo i quasi 400 chilometri di linea ferroviaria  o per le varie consulenze come nel  caso di un dirigente, l’avvocato Luigi Fiorillo al quale, sono stati corrisposti in dieci anni compensi totali superiori a oltre 13 milioni di euro.

Una gestione leggera e superficiale quella delle Ferrovie del sud est  che ha prodotto nel tempo una  sovrabbondanza di incarichi e affidamenti che sovrapponendosi e moltiplicandosi hanno soffocato la società nei debiti producendo solo nel quotidiano disservizi, ritardi e insicurezze per i dipendenti della stessa società e i pendolari, trasporti inadeguati per lavoratori e studenti di un territorio perennemente ingannato dalla  politica pugliese incapace di fare valere i diritti del suo popolo.

Foto: Ansa