Il SudEst

Saturday
Jan 20th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Archivio articoli

Elezioni: una boccata d’ossigeno solo per il centro-destra

Email Stampa PDF

di NICO CATALANO

Aspettando i ballottaggi che si terranno tra due domeniche, possiamo affermare che il primo turno del voto amministrativo di domenica 11 Giugno, ha espresso un quadro politico del nostro Paese ancora più confuso e imprevedibile di prima.


Premesso che alle amministrative i cittadini non votano i simboli partiti ma le persone così come gli ambiti di riferimento fra le consultazioni locali e quelle nazionali sono ben distinti, da questa consultazione emerge l’ottimo risultato ottenuto dalle tante liste civiche proliferate ovunque, civismo in cui quasi tutti i partiti tradizionali hanno volutamente tentato di nascondere il proprio simbolo sia per strategia o anche principalmente per mancanza di questa, ormai appiattiti in una corsa verso quel centro indistinto; inoltre da una superficiale lettura potrebbe sembrare che l’affermazione del centro destra post Berlusconiano è dovuta al fatto che le coalizioni, l’unione cioè di diversi ma vicini, dimostrano di possedere ancora una notevole forza di trascinamento nell’elettorato italiano così da penalizzare di fatto l’isolamento sia del Movimento Cinquestelle ma anche dello stesso Pd Renziano nella sua ormai vocazione centrista.

Questa analisi condivisa sulle tv e giornali da molti opinionisti per auspicare un ritorno al passato, di quel famoso e già purtroppo conosciuto modello maggioritario bipolare, in realtà non solo è approssimativa, ma anche frettolosa, fuorviante e fin troppo miope.

Infatti se è vero che le destre unite hanno avuto il sopravvento in molte città eleggendo direttamente primi cittadini o costringendo lo stesso Pd ad inseguire nei ballottaggi i candidati sindaci del centro destra spesso attestatesi primi e con un vantaggio consistente anche in diverse realtà un tempo considerate roccaforti della sinistra : Genova e Piacenza su tutte; altresì è vero che queste coalizioni di destra a trazione leghista sono state premiate da una linea politica condotta in coerenza con i propri  valori, cioè parlando alla pancia degli italiani e facendo passare il rancore degli ultimi rispetto ai penultimi per istanza politica, sfruttando l’evanescenza e la poca incisività dimostrata in quest’ultimo anno dal M5S sia nelle città in cui governa ma anche al livello nazionale così come la trasformazione genetica subita dal Pd sempre più lontano in prassi e idee da quello che si definisce un partito di sinistra e dal suo popolo, un partito democratico sempre più identificato nel partito di Renzi e in continuo calo di iscritti, voti e consensi, tutto questo sommato all’assenza cronica di una concreta proposta unitaria, alternativa e radicale a sinistra dello stesso Pd.

A tutto va considerata la grandissima astensione verificata domenica scorsa, fenomeno che evidentemente ha premiato le destre, infatti non si è recato alle urne ben oltre il 40% degli aventi diritto, conseguenza di quella “democrazia impolitica” descritta dal sociologo Pierre Rosanvallon in un quadro frastagliatissimo emerso proprio dall’analisi degli stessi dati, basti pensare che molti candidati si avviano al ballottaggio con percentuali di voti ben al di sotto anche del 30%.

Dati che raccontano ad esempio come il Pd, dove si presenta «nudo e crudo» raccoglie circa il 16% invece il M5S in media prende il 10%, mentre le liste civiche di centrosinistra raccolgono il 20%  e quelle di sinistra con dentro Sinistra italiana ma non solo prendono mediamente oltre il 7% dato che rappresenta un buon punto di partenza tenendo presente le condizioni di partenza.

Questo quadro dimostra che più di confuse coalizioni e del tanto da qualcuno invocato maggioritario, gli Italiani invece hanno bisogno sia a sinistra che a destra, di una classe dirigente coerente, credibile e competente, fatta di gente nuova ma nel contempo radicata e salda a dei valori di fondo, ma soprattutto di progetti nuovi in cui partecipazione, trasparenza e cittadinanza attiva possano limitare i tanti egocentrismi e personalismi presenti  e non certo di riedizioni sbiadite di un passato di cui purtroppo paghiamo ancora oggi le nefaste conseguenze.