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A cura di ANGELO GIANFRATE

Settimana dal 1 al 7 Luglio 2020

Il sole d’Agosto prepara un buon mosto

Sole Luna

1° sorge alle 05.54 – tramonta alle 20.18           sorge alle 19.04 – tramonta alle 03.17

11  sorge alle 06.04 – tramonta alle 20.06           sorge alle 00.02 – tramonta alle 14.31

21  sorge alle 06.14 – tramonta alle 19.51           sorge alle 08.44 – tramonta alle 21.36

Accadeva …

3 Agosto 1920  Viene firmato a Tirana il trattato italo-albanese che prevede il rimpatrio delle truppe italiane.

6 Agosto 1920  La Federterra stipula il nuovo patto agricolo dopo mesi di agitazioni contadine.

1 Agosto 1960  Indipendenza del Dahomey,Niger, Alto Volta, Costa d’Avorio, Ciad, Repubblica Centro Africana, Congo-Brazzaville e Gabon.

6 Agosto 1970  Emilio Colombo vara un nuovo Governo di centrosinistra.

2 Agosto 1980  Alla stazione di Bologna esplode una bomba. Restano uccise 85 persone e più di 200 i feriti. La strage sarà attribuita alle trame nere e nelle indagini verrà coinvolta anche la P2.

6 Agosto 1980  La mafia uccide a Palermo Gaetano Costa Procuratore capo.

2 Agosto 1990  L’Iraq invade il Kuwait. L’occupazione irachena condurrà alla prima Guerra del Golfo.

7 Agosto 1990  A Roma l’impiegata ventenne Simonetta Cesaroni viene assassinata nell’ufficio di via Poma dove lavora. Il delitto resta ancora oggi senza colpevoli.

4 Agosto 2010  La British Petroleum annuncia il successo dell’operazione “Static Kill” finalizzata a richiudere a 106 giorni dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon il pozzo di petrolio sottomarino che ha originato la marea nera nel golfo del Messico.

5 Agosto 2010  A Copiapò in Cile crollano delle gallerie nella miniera di San Josè. Non ci sono vittime, ma 33 minatori rimangono intrappolati a 700 metri di profondità. Verranno liberati il 13 Ottobre.

Ed. De Agostini; Wikipedia; S.Colarizi, Storia del Novecento italiano,Ed.BUR;  “30 Anni della nostra storia”  ERI edizioni, Gruppo Flli Fabbri Editori; G.Bisiach, Un minuto di storia, Mondadori. Wikipedia.

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Citazione

“Nel mare della vita i fortunati vanno in crociera, gli altri nuotano, qualcuno annega”.

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La buona lettura  (consigliati dal SudEst)

A ogni svolta                                   Danielle Steel                      Sperling & Kupfer

Vocabolario dei desideri                 Eshkol Nevo                        Neri Pozza

L’invenzione di noi due                    Matteo Bussola                   Einaudi

Il taccuino delle cose non dette     Clare Pooley                       Mondadori

Storie della mia città                      Sarah Ladipo Manyika         Frassinelli

Un buon libro da leggere a casa

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Gli onomastici della settimana

1 Agosto  Alfonso

2 Agosto  Eusebio

3 Agosto  Lidia

4 Agosto  Nicodemo

5 Agosto  Osvaldo

6 Agosto  Trasf. Del Signore

7 Agosto  Gaetano

Auguri!

L’Italia delle meraviglie”

Parco Nazionale del Pollino

l Parco nazionale del Pollino (internazionalmente noto come Pollino Global Geopark), situato a cavallo di Basilicata e Calabria tra le province di Cosenza, Potenza e Matera, con i suoi 192 565 ettari, di cui 88 650 nel versante lucano e 103 915 in quello calabro, è il parco nazionale più grande d'Italia; prende il nome dall'omonimo massiccio montuoso. Dal novembre 2015, con l'inserimento nella lista globale dei geoparchi da parte dell'UNESCO, il Parco del Pollino è considerato sito patrimonio mondiale. Il Parco Nazionale del Pollino è stato istituito nel 1988, mentre la perimetrazione provvisoria è del 1990, così come le misure di salvaguardia. Tra gli anni 1993 e 1994 s'insediano gli organismi amministrativi e tecnici: presidenza, consiglio di amministrazione e direzione; la sede dell'ente di gestione è ubicata in Rotonda (PZ). Il Pollino è, dunque, l'area protetta più estesa d'Italia, comprendendo, a cavallo fra il confine geografico e amministrativo delle regioni Calabria e Basilicata, 3 province (Cosenza, Potenza, Matera) e 56 comuni (di cui 24 in Basilicata e 32 in Calabria), 9 comunità montane e 4 riserve orientate: Rubbio in Basilicata, Raganello, Lao e Argentino in Calabria. Le sue vette, tra le più alte del sud d'Italia, sono coperte di neve per molti mesi dell'anno. Dalle cime, ad occhio nudo, si osservano, ad occidente, le coste tirreniche di Sapri, Maratea, Praia a Mare, Belvedere Marittimo e, ad oriente, da Sibari a Metaponto, il litorale ionico. L'emblema del parco è il pino loricato; qualche esemplare simile è presente in altre stazioni fitoclimatiche delle montagne balcaniche e greche.

Tesori nascosti: La Scala dei Turchi – Porto Empedocle

La Scala dei Turchi è una parete rocciosa (falesia) che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, in provincia di Agrigento.

È diventata nel tempo un'attrazione turistica sia per la singolarità della scogliera, di colore bianco e dalle peculiari forme, sia a seguito della popolarità acquisita dai romanzi con protagonista il commissario Montalbano scritti dallo scrittore empedoclino Andrea Camilleri, essendo il comune immaginario di Vigata da inquadrare con Porto Empedocle. La Scala è costituita di marna, una roccia sedimentaria di natura argillosa e calcarea, con un caratteristico colore bianco puro. Tale scogliera dal singolare aspetto si erge tra due spiagge di sabbia fine, per accedervi bisogna procedere lungo il litorale e inerpicarsi in una salita somigliante a una grande scalinata naturale di pietra calcarea. Una volta raggiunta la sommità della scogliera, il paesaggio visibile abbraccia la costa agrigentina fino a Capo Rossello. Scala dei Turchi è un sito geologicamente noto anche perché è possibile riconoscere in maniera molto semplice le ciclicità legate alle variazione dei parametri orbitali. In particolare si possono ben correlare le variazioni di insolazione con cicli di mediamente 21.000 anni e le variazioni di eccentricità dell'orbita con cicli di mediamente, 100.000 anni. Questo ha consentito di effettuare delle datazioni con ordini di errore al più delle migliaia di anni. La Scala dei Turchi presenta una forma ondulata e irregolare, con linee non aspre bensì dolci e rotondeggianti. Il nome le viene dalle passate incursioni di pirateria da parte dei saraceni, genti arabe e, per convenzione, turche; i pirati turchi, infatti, trovavano riparo in questa zona meno battuta dai venti e rappresentante un più sicuro approdo.

Curiosando

“Il Vallone dei Mulini - Sorrento”

Il Vallone dei Mulini è una valle della costiera sorrentina, ubicata a Sorrento: deve il suo nome alla presenza di un mulino utilizzato per la macinazione del grano. Sorrento era originariamente attraversata da tre valli, unite tra loro in epoca romana; oltre al cosiddetto Vallone dei Mulini, che rappresentava il fulcro di questo sistema, era presente anche una valle che terminava a Marina Grande ed un'altra, coltivata ad alberi di agrumi, si inoltrava verso l'interno, sulle colline della città: queste ultime due valli sono in parte scomparse, ricolmate, per far spazio a strade ed edifici.  Il  Vallone dei Mulini si è originato circa trentacinquemila anni fa, quando una violenta eruzione dei Campi Flegrei, ricoprì la zona che va da Punta Scutolo a Capo di Sorrento di detriti: le acque sorgive che formavano ruscelli dalla bassa portata, chiamati Casarlano e Sant'Antonino, che si incontrano poco prima dell'inizio della valle, scavarono un profonda e stretta gola, in cerca di uno sbocco verso il mare. Nel XVI secolo la zona era di proprietà della famiglia Tasso, mentre in seguito passò sotto il controllo dei Correale: fu proprio uno dei membri di questa famiglia, Onofrio, che nel XVII secolo, fece costruire allo sbocco della valle un porto, in quella che è l'attuale Marina Piccola, ma che un tempo veniva chiamata Capo Cervo o Capo di Cerere, per la presenza di un antico tempio romano dedicato a Cerere e distrutto poi da due frane nel 1580 e nel 1604. Negli anni successivi, sul fondo della valle, venne costruito un mulino, che, sfruttando le acque del torrente, era utilizzato per la macinazione del grano da vendere poi ai sorrentini, una segheria, che trattava legno di ciliegio, ulivo e noce, utilizzato poi agli artigiani della zona, i quali ne ricavavano manufatti artigianali, ed un lavatoio pubblico: di questo complesso industriale sono ancora visibili i ruderi; i costoni della vallata furono inoltre, con molta probabilità, utilizzati come cave di tufo per reperire blocchi per la costruzione degli edifici a Sorrento e le grotte formatesi vennero riconvertite come pozzi per la raccolta dell'acqua. Il Vallone dei Mulini, pur essendo un lungo di vita popolare, fu comunque oggetto, in questo periodo, di opere pittoriche e riproduzioni di artisti sia italiani che stranieri: queste fonti rappresentano le uniche testimonianze della zona. Sorrento era unita al resto della costiera da uno stretto ponte che superava la valle: nel 1866 venne deciso di eliminare il ponte e sostituirlo con una piazza, ottenendo lo spazio necessario per la sua realizzazione, riempiendo parte della gola, ricavandone anche alcuni locali; fu così che il Vallone dei Mulini si trovò diviso in due: da un lato, lo sbocco verso il mare, occupato poi dalla strada per il porto, dall'altra il piccolo complesso industriale che cessò di funzionare agli inizi del XX secolo, sia per la mancanza di acqua, incanalata, sia per motivi di ordine climatico, in quanto la totale assenza di vento e l'elevata umidità, che si aggira costantemente intorno all'80%, dovuto allo sbarramento artificiale, resero impossibile qualsiasi forma di vita umana. Tuttavia ciò ha beneficiato il proliferare di numerose piante, alcune considerate rare o quasi del tutto scomparse, come la Phyllitis vulgaris, oltre a diverse forme di piante carnivore e cespugli di capperi.

#solovacanzeitaliane

Campagna di sensibilizzazione morale

L’abbandono di un Animale è un reato penale (lg.189/2004) PENSACI!

Por TIAMO li con noi, SEMPRE!