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Cantina Sociale di Locorotondo

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di NICO CATALANO

Fotografia di un Paese schiacciato sul  pessimo presente


Ovunque e da sempre anche persino nella ingiustamente vituperata “prima Repubblica” la politica ad ogni livello, dalle amministrazioni comunali sino al governo centrale perseguiva una strategia di programmazione socioeconomica  e nell’ambito di questa si poneva delle priorità da realizzare affinchè crescita culturale, sociale ed economica di un intero territorio potevano procedere di pari passo con un ottimizzazione sia dei processi produttivi così come delle politiche occupazionali, prassi che se alcune volte ha prodotto negli anni qualche disastro sociale e ambientale che oggi in alcune località purtroppo i cittadini pagano in costi ambientali e di salute pubblica quasi sempre invece è stata il volano della ricostruzione post bellica del nostro Paese sino a fare  diventare dell’Italia la settima potenza economica mondiale.

Questo è avvenuto anche nel settore primario, dove i vari interventi legislativi promossi nei decenni passati al fine di favorire la cooperazione hanno rappresentato il riscatto per i contadini del sud del nostro Paese dove l’agricoltura risentiva maggiormente di quelle “patologie fondiarie” descritte nel secolo scorso da economisti agrari della statura del Serpieri, caratterizzata dalla presenza massiccia del latifondo che conviveva con la frammentazione, dispersione fondiaria e polverizzazione della proprietà terriera, tutte cause che favorivano l’individualismo radicato e presente purtroppo da sempre nelle nostre campagne nonché sia la conseguente sottoremunerazione di prodotti e fattori ma anche una occupazione avventizia e precaria influenzata dalla stagionalità colturale e climatica, queste politiche agricole hanno permesso di  implementare filiere sia di processo così come di prodotti di eccellente qualità e competitivi sui mercati nazionali ed esteri.

Uno dei casi simbolo in Puglia di questi interventi positivi nel settore della cooperazione agricola è stata la Cantina Sociale di Locorotondo luogo che per decenni è stato il terminale della valorizzazione delle fatiche dei contadini del comprensorio della Valle d’Itria un territorio a cavallo tra le provincie di Bari, Brindisi e Taranto, un esempio di riscatto sociale, culturale ed economico di un lembo di terra pugliese abitata da gente umile e laboriosa  abituata da sempre al sacrificio ed a lottare con l’incubo di un attacco di peronospora, di una siccità estiva o peggio di forte grandinata tutti eventi che potevano compromettere seriamente un’annata di lavoro.

La cooperazione assieme a mirati e riusciti interventi sia di ottimizzazione così come di tutela del prodotto “uva” e successivo “vino” attraverso l’ottenimento della famosa DOC. “bianco Locorotondo” nonché di accesso ai saperi e alla cultura rappresentato tramite l’Istituzione del corso di enologia presso il locale Istituto Tecnico Agrario “Basile-Caramia”  tutte azioni avvenute  tra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso, hanno rappresentato un importante volano occupazionale a livello locale, costituendo un indotto territoriale così valorizzando e promuovendo il binomio prodotto-territorio, un vero e proprio brand vincente purtroppo vanificato negli anni da gestioni amministrative non sempre impeccabili sostenute dalla cattiva politica, gestioni spesso non al passo con i tempi e in difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti indotti da un mercato globale in un settore come quello vitivinicolo bisognoso di crescenti investimenti in innovazioni di processo e di prodotto che hanno concepito debiti su debiti, così  travolgendo dopo decenni la struttura di cooperazione, facendo terminare la sua gloriosa storia in una liquidazione coatta amministrativa e in una prossima asta pubblica al ribasso tra l’indifferenza della politica Regionale e Nazionale.

“la politica si è disinteressata di questa vicenda così come di tante simili in Italia e in Puglia   perché essa spesso priva di competenze si è affidata totalmente al mercato pensando erroneamente che lo stesso mercato che libero è solo in apparenza, poteva risolvere da solo queste situazioni, certificando così vittoria e supremazia dello stesso sulla politica” chiosa il sociologo e scrittore Leonardo Palmisano che proprio in questi giorni è protagonista di una interessante critica al sistema regionale e nazionale di sostegno ai redditi il quale continua  “la politica dovrebbe contribuire a creare reddito favorendo l’implementazione di processi produttivi di beni e servizi, ad esempio favorendo la formazione di cooperative di produzione e lavoro anche in un settore importante per l’economia della nostra terra quale è l’agroalimentare ed in particolare il settore enologico ad esempio in Scozia alla crisi che ha colpito il settore della produzione del whiskey il governo ha reagito avversando disoccupazione e licenziamenti favorendo la rilevazione delle stesse imprese da parte dei lavoratori tramite l’istituzione di partecipate pubbliche, insomma tutto il contrario delle misure effimere come ad esempio il RED istituito dalla Regione Puglia, azione appunto che non produce  lavoro e reddito durevole ma solo elemosina, inutili contentini e dipendenza dalla politica stessa, perché è pura follia pensare di istituire qualsiasi politica seria sul reddito svincolata da paletti come il lavoro e produzione, partendo dal reddito stesso quando questi oggettivamente non c’è ”

Certo la politica in questa vicenda  come in tante similari non ha compiuto volutamente nessun concreto tentativo di aiuto, come se alcuni settori non avessero  importanza,  rilevanza economica e sociale, scordando con leggerezza che una bottiglia di vino rappresenta una filiera intera: saperi, sapori, tradizioni, tutela di biodiversità uniche e non riproducibili altrove e perfino la storia e l’identità di una comunità, tutte ricchezze che non possono essere svendute al mercato in un’asta al ribasso e che nessun RED, bonus a pioggia o cantiere di cittadinanza potrebbe produrre, intanto passano i mesi e gli anni e la cantina sociale di Locorotondo quella imponente struttura in pietra viva simbolo di un passato glorioso oggi  abbandonata all’oblio diventa sempre più  la fotografia sbiadita di un Paese  schiacciato sul suo pessimo presente e mai protratto con coraggio verso il suo futuro.