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Bari: anche i fantasmi muoiono

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di MARCO SPAGNUOLO

Alle 7,40 di martedì 2 gennaio, in piazza Cesare Battisti, è stato ritrovato il corpo esanime di un clochard, da parte di un passante che subito ha contattato il 118.

L’uomo, di circa 42 anni, probabilmente di nazionalità rumena (a quanto dicono le prime testimonianze), sarebbe morto di freddo nella notte precedente. Immediatamente, servizi sociali e associazioni si sono prestate ad interviste per scrollarsi di dosso la responsabilità, evidentemente non delegabile solo alla mancanza di coperte, ma proprio di un posto dove vivere. L’ipotesi, poi, avanzata dal medico legale di una possibile morte per patologia, acuita dal freddo, ha acceso i riflettori sull’assistenza sanitaria a senzatetto e immigrati. Anche qui la risposta dei servizi sociali è stata tempestiva nel riconoscere la volontà di molti a rifiutare assistenze e ausili di alcun tipo.

Questa vicenda ha riportato a galla, dopo forse troppo tempo, ciò che è sotto gli occhi di tutti: i poveri esistono, sono intorno a noi. Scelta di vita o costrizione non conta, se si legge tale accaduto in particolare, e tale fenomeno in generale. Sappiamo che gli sfratti, negli ultimi anni, sono stati molto numerosi, ai quali vanno aggiunti licenziamenti e condizioni permanenti di assenza di qualunque servizi. Inoltre, una marea di immigrati è passata da Bari negli ultimi anni, e la maggior parte di questi è scomparsa nel nulla, tra le strade e le piazze della città. Insomma, quartiere per quartiere, ritroviamo un vero e proprio esercito di fantasmi, poco spesso intercettati dalle politiche sociali del Comune, comunque troppo poco efficaci per fornire un minimo sindacale che superi la sopravvivenza e punti realmente ad un’esistenza. Per le strade della città vagano migliaia di senzatetto, la cui maggioranza è composta da veri e propri “inesistenti” a livello giuridico, non riconosciuti come cittadini né di Bari né di altrove, mentre altrettante centinaia di abitazioni sfitte e palazzi vuoti, figli della speculazione, irrompono nell’urbanistica cittadina.

Insomma, le soluzioni, anche a livello materiale (come le case), ci sono. Ma non vengono usate. Ci sono risorse, che rappresentano la base per una vita da cittadino, che sono private e inutilizzate, e quando pubbliche sono lasciate al macero del dimenticatoio.