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Un viaggio nel cuore del Salento, Santa Maria di Leuca

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di MARIA DEL ROSSO

La Puglia è una delle regioni piu’ affascinanti del Sud Italia per la sua bellezza naturale ricca di ulivi secolari e intrisa di storia e di popoli che hanno attraversato questa magica terra.



All’ estrema punta  meridionale della regione si trova Santa Maria di Leuca, un luogo sacro e attraente per il suo mare dipinto di blu che richiama le Maldive del Salento.

Tanti popoli hanno dominato la terra salentina dai fenici ai messapi, dai greci agli arabi, ai normanni fino alle emigrazioni dei nostri giorni, di uomini e donne dell’Oriente che attraversano il viaggio della speranza sui barconi e spesso vivono nell’ indifferenza della società e della politica.

E’ una terra di conquista da sempre e di incontro tra popoli e culture differenti.

Secondo gli storici il nome Leuca, dal greco leukos (bianco), probabilmente è stato attribuito dai marinai greci. Invece, l’aggiunta al nome di Santa Maria deriva dalla presenza del Santuario della Madonna di Leuca.

Il Santuario di Santa Maria di Leuca ha origini antiche nasce su di un tempio  dedicato alla dea Minerva, ancora oggi entrambi in chiesa è possibile vedere sulla destra l’ antica ara sulla quale venivano offerti i sacrifici alla dea.

La tradizione narra che sul Capo di Leuca sia approdato San Pietro e che, lui stesso abbia consacrato il Santuario.

Nei pressi del Santuario si trova anche il faro di Leuca, costruito alla fine dell’ ‘800, è uno dei fari posti a maggiore altezza in Italia.

Spesso il Capo di Leuca viene indicato come punto di unione dei due mari, tra il mar Adriatico e il mare Jonio a causa dell’ incontro tra le correnti del Golfo di Taranto e del Canale di Otranto, che creano una visibile linea longitudinale distinguibile ad occhio nudo con colori differenti in mare.

La costa di Santa Maria di Leuca è caratterizzata da alte scogliere, ci sono numerose insenature sabbiose e piccole spiaggette.

Leuca è impreziosita dalle grotte, sia terrestri che marine. Alcune sono state utilizzate

dall’ uomo in età preistorica, un esempio è la grotta porcinara, in tempi passati era un tempio pagano. In questo luogo sono stati ritrovati frammenti di ossa, monete, ceneri ed iscrizioni sui muri databili intorno al V secolo a.C

Incantevole è la cascata che rappresenta l’ Acquedotto Pugliese, la piu’ grande infrastruttura di approvvigionamento idrico - potabile a livello europeo.

L’ opera è stata completata durante il governo Mussolini, il quale, per celebrare l’ evento, fece portare direttamente da Roma la Colonna Romana Monolitica, situata attualmente alla fine della scalinata che affianca la cascata.

Il Grande Sifone Leccese, costituisce la parte finale dell’ Acquedotto e arrivando fino a Santa Maria di Leuca va ad alimentare la cascata monumentale, che quindi in realtà rappresenta lo sbocco finale del percorso seguito dall’ acqua.

La cascata è azionata di rado, specialmente durante il periodo estivo, sia per permettere il deflusso e lo scarico delle acque, sia per creare uno spettacolo suggestivo ed affascinante.

Meraviglioso è il fiordo del Ciolo, un canyon scavato nei millenni precedenti da torrenti che arrivano a mare. Nell’ insenatura del Ciolo è presente una piccola spiaggetta rocciosa con un semplice accesso al mare immersa nei colori e nei profumi di questo quasi fiabesco luogo.

Passeggiando per le vie del centro del paese si possono percepire gli  odori dei gustosi pasticciotti leccesi e il buon profumo del mare, ci si puo’ divertire e conoscere la cultura del territorio mediante gli eventi e le serate animate dagli artisti salentini con concerti

all’ insegna  della musica popolare tra pizzicche, tarantelle e tammurriate, accompagnati da un buon calice di vino.

Durante le serate estive si possono assaggiare le frise, il simbolo dell’ estate salentina e della salentinità.

Frise salentine, friseddhra  in leccese, si presume siano diffuse dal tempo dei crociati e seconda una leggenda la tradizione deriva dai greci dove gli antichi la utilizzavano come biscotti, fino ad esportarne l’ utilizzo a tavola durante i viaggi in Salento.

Per la sua forma divenne il pane dei crociati e poi è diventata il cibo dei pescatori che la bagnavano  nell’ acqua del mare e la convivevano spremendoci sopra dei pomodori freschi.

La frisa salentina viene impastata con grano duro, grano arso e con farina integrale.

Prima c’ è la sponzatura, l’ immersione della frisa in acqua per un tempo che dipende dai gusti personali, meno si bagna e piu’ sarà croccante.

Poi, la frisa deve essere cunzata, condita con i pomodori, il sale, l’ olio extravergine

d’ oliva e l’ origano, impreziosite anche dai peperoni grigliati o melanzane sott’ olio.

La frisa si puo’ servire come antipasto o pasto principale nelle calde giornate estive.

Le friselle si possono accompagnare da un buon vino di Primitivo di Mandura o di Negroamaro.

Un viaggio in Finibus Terrae è  alla scoperta della Puglia piu’ autentica di tradizioni che si affermano sempre di piu’, dei sapori e degli odori che raccontano una terra contaminata da diversi popoli e guarda all’ accoglienza e all’ integrazione come una fonte di ricchezza per costruire una società libera e pensante. Una terra senza confini ma di unione di popoli.

La foto è di Maria del Rosso.